L'Ordine dell'Arco Reale negli Stati Uniti d'America

 

 

Fra i gruppi o sistemi originari dell’Arco Reale, esistenti nel mondo anglosassone, non vi è alcun dubbio che sia sotto l’aspetto numerico che sotto quello dell’attaccamento alla ritualità originaria, debba considerarsi prevalente quello degli Stati Uniti d’America. Sul piano della ritualità infatti, il rituale americano, non solo deve ritenersi quello che nel tempo ha subito meno variazioni, ma può a giusta ragione considerarsi il più antico di tutti gli altri. Basti pensare alla notevole sua lunghezza, nella cerimonia d’iniziazione a Maestro dell’Arco Reale, che tiene impegnato nel suo insieme, il Capitolo per oltre tre ore. Questo rituale contiene nel suo assieme molte verità esoteriche, per cui merita una particolare attenzione. Così come in Inghilterra, è accertato che anche negli Stati Uniti d’America, si concedeva direttamente il Loggia, senza richiederne alcuna autorizzazione, il grado di “Royal Arch”, unico obbligo era rappresentato dalla presenza in Loggia del prescritto numero di fratelli aventi tale grado.

 

Si ha notizia di una prima concessione del grado, avvenuta nel 1753, nella “FREDERICKSBURG LODGE”, mentre solo nel 1760 a New York, con l’autorizzazione del Gran Maestro Provinciale di quello stato, si procedeva alla costituzione di una “INDIPENDENT ROYAL ARCH LODGE”. Successivamente nel 1767, si costituiva in Filadelfia, con l’autorizzazione della Gran Loggia Inglese degli “Antichi”, la “ROYAL ARCH LODGE n.3″, ed ancora nel 1775 la “CABIN POINT ARCH LODGE” della Virginia riceveva lo Statuto. Un primo chiaro riferimento al conferimento del grado di Maestro dell’Arco Reale, si trova nell’anno 1789, allorquando la ” ROYAL ARCH LODGE n.3″ di Filadelfia modificò il proprio regolamento, precisando che il grado dell’Arco Reale, non poteva essere concesso, se non a quei fratelli già elevati al grado di Maestro Libero Muratore, da almeno sei mesi.

 

Si ha altresì notizia dell’esistenza di un primo capitolo fornito di proprio statuto nel 1791; trattavasi infatti del Capitolo “Hiram” n.1 di Newton nel Connecticut. Fu nel 1797 che il Rito cominciò a darsi una propria autonomia organizzativa e fisionomia. Infatti, proprio nell’anno anzidetto, in Boston, si incontrarono i delegati del “KING CYRUS CHAPTER” di Newburgport e del “TEMPLE CHAPTER” di Albany i quali intesero dichiarare che:

 

“Nessuna Gran Loggia può rivendicare od esercitare alcuna autorità nei confronti di qualsiasi riunione o di qualunque Capitolo dell’Arco Reale; e nessun Capitolo, per quanto di esistenza immemorabile, può assumersi l’autorità e la veste di Gran Capitolo”;

 

invitavano intanto tutti i Capitoli ad incontrarsi ad Hartford nel Connecticut, il 24 gennaio dell’anno 1798. A quel convegno parteciparono nove Capitoli, i cui delegati diedero vita al “GRAN ROYAL ARCH CHAPTER”, avente giurisdizione sugli Stati del Massachussetts, Rode Island, Connecticut, New York, New Hampshire e Vermont. A seguito di questa riunione, gli stati di Rhode Island, del Massachussets, di New York e del Connecticut, si eressero rispettivamente in Capitoli. L’anzidetto “Gran Royal Arch Chapter”, determinò la creazione di Capitoli dell’Arco Reale in molti altri Stati e finalmente, a coronamento della sua laboriosa azione organizzativa, il 9 gennaio 1806, estese la propria giurisdizione su tutto il territorio degli Stati Uniti d’America, costituendosi in: “GENERAL GRAND CHAPTER OF ROYAL ARCH MASONS OF THE UNITED STATES OF AMERICA”, del quale facevano parte di diritto, tutti i G.H.P. (Sommi Sacerdoti) ed i Past G.H.P. dei grandi Capitoli aderenti.

 

Questo supremo organo per gli Stati Uniti, precisò subito di possedere i poteri necessari per concedere ai nuovi Grandi Capitoli che sarebbero stati costituiti, i relativi Statuti, nonchè di approvare o meno la costituzione dei nuovi organi e di decidere sulla regolarità degli organismi dell’Arco Reale. Il sorgere di questo corpo supernazionale, rappresentava una novità per la radicata convinzione di piena autonomia, indipendenza e libertà dei singoli Stati. Molte furono le reazioni negative che sorsero, sia all’interno del Rito, che presso le Grandi Logge di vari Stati. Nonostante queste iniziali diffidenze, la violenta campagna antimassonica scatenatasi negli Stati Uniti, in quel periodo, il General Grand Chapter of Royal Arch Masons of the United States of America, tenne regolarmente le sue riunioni triennali, rafforzando il suo potere organizzativo. Questa coesione fece superare i disaccordi sorti relativamente al conferimento dei gradi nel “COUNCIL” del ROYAL AND SELECT MASTER, ai quali si chiedeva di conferire ai capitoli e ai Grandi Capitoli, la concessione dei loro gradi. Nella riunione del supremo Organo dell’Arco Reale, tenutosi nel 1853, venne stabilito in maniera definitiva, che

 

” sono considerati facenti parte dell’Ordine dell’Arco Reale i soli gradi: MARK MASTER, PAST MASTER, MOST ECELLENT MASTER e ROYAL MASTER”,

 

mentre si consideravano amministrati dai Concili e Grandi Concili, i gradi: ROYAL MASTER e di SELECT MASTER. In merito all’insofferenza mostrata da aderenti all’Arco Reale alla costituzione del Grand Chapter of Royal Arch Masons of the United States of America, va considerato che fra gli americani, il senso di indipendenza dei singoli stati aderenti alla Confederazione è un fatto sostanziale e molto sentito, da qui l’insofferenza al sorgere di un organo supernazionale. Anche questo stato di disagi venne superato dal gran Capitolo generale, nella riunione del 1859, con la limitazione della sua autorità a quella ad esso delegata dai Grandi Capitoli dei singoli stati, ai quali restava integra la giurisdizione territoriale, mentre il Gran Capitolo Generale avrebbe avuto funzioni di Coordinamento e rappresentanza. Con l’andare del tempo, il Gran Capitolo Generale degli Stati Uniti d’America, ricevette l’adesione di molti altri Grandi Capitoli di varie nazioni del mondo, per cui nel 1954, modificò la propria denominazione in “GENERAL GRAND CHAPTER OF ROYAL ARCH MASON’S INTERNATIONAL”.

 

Testo tratto da: “Cenni di Storia Simbologia e Filosofia” del Comp. Giuseppe del Noce

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