L'Ordine dell'Arco Reale in Inghilterra

 

E’ con la fine della seconda guerra mondiale, che l’Ordine dell’Arco Reale si è diffuso negli ambienti Massoni Europei. Ciò non pertanto, nel mondo Massonico anglosassone, l’Arco Reale già da diversi secoli era un protagonista importante. Così come peraltro avviene, con tutti quanti i rituali massonici, anche per quelli dell’Arco Reale, non se ne conosce la provenienza né la origine. Secondo alcuni ricercatori, l’Arco Reale sorse come parte integrante del Rituale di Maestro Libero Muratore, fin dal principio del diciottesimo secolo, conseguentemente all’introduzione della leggenda Hiramitica. Fra i sostenitori di questa tesi troviamo il Gobbet d’Alviella ed il Mac Key, i quali peraltro hanno ritenuto che con il passare del tempo, si ebbe un accorciamento del rituale, mediante l’eliminazione della parte relativa all’Arco Reale. Altri studiosi di cose massoniche, sono del parere che, il grado fu creato dall’esule giacobita Ramsey in Francia. Da antichi documenti, invece si ha l’impressione che già fra gli anni 1720-1730, in Gran Bretagna esistesse il grado dell’Arco Reale.

 

Di sicuro si trovano prime notizie circa la sua esistenza a Stirling (Scozia) nel 1743, nel 1752 in Inghilterra ed in Irlanda e nel successivo 1753, nella colonia inglese, in terra d’America e precisamente in Virginia. In detto periodo le Logge che conferivano questo grado, non escluse quelle non dipendenti dalla Gran Loggia d’Inghilterra, nata a Londra nel 1717,adottavano rituali di varia origine o basati su tradizioni locali. Subito dopo la costituzione della Grande Loggia Massonica d’Inghilterra, i Liberi Muratori inglesi si divisero, criticandosi aspramente, sul piano ritualistico. Infatti il motivo della dissidenza era l’accusa che veniva rivolta alla Gran Loggia, di non essersi strettamente attenuta agli antichi rituali, apportandovi diverse innovazioni e di aver tralasciata la leggenda dell’Arco Reale. Su questa base di dissenso, la Gran Loggia inglese si divise in due gruppi, rispettivamente denominati: ANTICHI e MODERNI.

 

Gli “Antichi” dettero vita ad una nuova Gran Loggia che visse ed operò per circa sessanta anni. Per essi il grado di Maestro dell’Arco Reale, che era il quarto, rappresentava il cuore della Massoneria. Per questo motivo, la Gran Loggia degli “Antichi” era meglio nota, come la “Gran Loggia dei quattro gradi”. L’azione di difesa del ritualismo, condotta dai ribelli, divenne ben presto un punto di attrazione per i liberi muratori inglesi, sia appartenenti alla Gran Loggia degli “Antichi” che molto rapidamente raccolse nuovi proseliti, quando fra gli stessi “Moderni”, diversi dei quali, nel frattempo, prendevano il quarto grado, con molta riservatezza in una delle Logge degli “Antichi”, tanto che gradualmente si pervenne al conferimento del grado anche in una Loggia dei “Moderni” che operava, quasi clandestinamente.

 

Nonostante la decisa e ferma avversione della Gran Loggia Madre, si verificò verso l’anno 1766, che diversi Grandi Dignitari e Grandi Ufficiali di questa, avevano preso il grado dell’Arco Reale. Fu proprio in quell’anno che Lord Bloygny, Gran Maestro dei “Moderni”, a titolo personale, appose la propria firma al “CHARTER OF COMPACT” con il quale costituiva il Primo Gran Capitolo dell’Arco Reale, o più propriamente “GRAND AND ROYAL CHAPTER OF THE ROYAL ARCH OF JERUSALEM”, avente facoltà di costituire Capitoli. Questo atto recante la firma del Gran Maestro dei “Moderns” fu molto discusso e creò grande imbarazzo, ebbe però il pregio di costringere la Gran Loggia dei Moderni a modificare il proprio atteggiamento, al punto di pervenire al riconoscimento dell’Arco Reale, pur con i Moderns, che nel frattempo crescevano quantitativamente. Infatti nell’anno 1800, il Gran Capitolo dei “Moderns” contava ben 116 Capitoli.

 

Solo nel 1813 le ostilità fra le due Grandi Logge ebbero fine, grazie ad un elaborato compromesso trovato fra le parti, circa la posizione dell’Arco Reale. Infatti secondo Jones, il compromesso raggiunto fra le due parti fissò una posizione piuttosto anomala per l’Arco Reale, almeno per le logge soggette alla giurisdizione inglese. Tanto può rivelarsi dal famoso patto di unione stipulato fra le due grandi logge, che sancisce:

 

“La pura antica Massoneria è composta da tre gradi, e non di più, cioè quelli dell’Apprendista, del Compagno d’Arte e del Maestro, incluso il Supremo Ordine del Sacro Arco Reale”.

 

Di fatto con l’anzidetta dichiarazione, si fa dell’Arco Reale, una simbolica appendice del grado di Maestro. Ed è proprio Bernard E. Jones, nel suo studio: “Freemasons Book of the Royal Arch” a porsi il problema, allorquando scrive: 

 

“…Non è strano, che quello, che nel 1813 fu considerato di essere soltanto il completamento di un grado simbolico, è rimasto sotto la giurisdizione di un corpo estraneo all’Ordine…(quale è il Gran Capitolo dell’Arco Reale)” “….una simile condizione anomala deve essere stata possibile soltanto nel modo si pensare inglese, ma si deve ammettere che il compromesso, illogico che sia, ha funzionato…”.

 

Il tempo, però, lavorava per giungere ad un graduale chiarimento. Infatti dopo nuove trattative, nel 1817 si pervenne all’unificazione dei due Grandi Capitoli, pur non chiarendo ancora l’equivoco, in quanto con esso si ribadiva, non essere l’Arco Reale un grado a sé stante. Allo scopo si riconfermò il compromesso del 1813, che non mancò di apportare al rituale inglese alcune modifiche. Sulla base di tali innovazioni ritualistiche infatti, nel corso della cerimonia di “esaltazione”, nel rituale si accenna di continuo a ” questo supremo grado”, anche se poi si finisce con l’informare il candidato, non essere quello dell’Arco Reale, un grado bensì un completamento del grado di Maestro. Ma proseguendo nell’equivoco, dopo l’affermazione surriferita, il rituale prosegue nel fare riferimento a ” questo supremo grado”, che peraltro nel rituale “ALDERSGATE” è definito: “l’essenza della massoneria”.

 

Va inoltre precisato che mentre nell’Ordine inglese, la maggior parte delle Logge lavora secondo il rituale dello “Emulation Lodge of Improvement” il rituale più usato nell’Arco Reale è quello predisposto dalle ALDEESGATE CHAPTER OF IMPROVEMENT. Naturalmente il nuovo Gran Capitolo unito, decise di riconoscere tutti i Capitoli precedentemente creati, nonché di ritenere valide le interferenze con la Gran Loggia ed i suoi regolamenti. L’accordo del 1817, fra l’altro prevedeva i sottonotati principi: a) la necessità che ciascun Capitolo si innestasse in una Loggia Regolare, assumendone il numero; b) per dar vita ad un nuovo Capitolo, la relativa petizione dovesse essere sottoscritta da non meno di nove compagni dell’Arco Reale e raccomandata dal Maestro Venerabile, dai Sorveglianti e dai componenti di una Loggia Regolare.

 

Con il passare del tempo, il dissidio ritualistico fra “Moderni” ed “Antichi” è andato sempre più affievolendosi, al punto che nel diciannovesimo secolo, il rituale inglese è stato adattato alle esigenze delle due parti in dissenso. In questo adattamento, la cerimonia pur perdendo parte del suo colore, ha approfondito notevolmente, la concezione filosofica. L’esigenza di accorciare il rituale, rendendolo aderente ai tempi moderni, ha eliminato fra l’altro la meravigliosa e suggestiva cerimonia del passaggio dei veli. Il rituale inglese, si rifà alla leggenda svolgentesi nel periodo di Ciro di Persia e precisamente al momento nel quale, questo monarca, permise agli Ebrei la ricostruzione del loro Tempio, sotto la guida di Re Zorobabele, del Gran Sacerdote Giosué e del Haggai.

Testo tratto da: “Cenni di Storia Simbologia e Filosofia” del Comp. Giuseppe del Noce

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