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Viaggio Simbolico nel Rito di York

La Cripta del Re Salomone e il mistero Templare

 

Magna est veritas et praevalebit

Per il Massone la verità, quella iniziatica, è al contempo fonte e fine di una ricerca intima, unica, personale, la cui essenza non è solo razionale, ma necessariamente anche coinvolgente, emotiva, ispirata.

Una verità che per afferrarla necessita “di metodi e di strumenti”, ovvero di un “modus operandi”, che nulla a che vedere con l’erudizione, appartenendo ad una consapevolezza esperienziale intima, e per questo unica e irripetibile.

 

 In questo magnifico viaggio nel mondo materiale possiamo decidere se essere viandanti che, attratti dai fuochi fatui dell’esistenza materiale, si perdono negli sterili meandri di circonvoluzioni senza meta, piuttosto che assumere le vesti del pellegrino che anela di varcare i veli della conoscenza, per ri-scoprire la propria essenza più intima, quella universale, che tutto comprende.

Nel percorso massonico i rituali, i simboli, il giusto salmodiare della “Parola””, rappresentano gli strumenti lasciati come eredità da chi ha vissuto il dono di quella verità.

La storia della Massoneria e ancor più quella dell’Arco Reale, si intreccia con la storia della costruzione di un Tempio, che va ben oltre al concetto di un luogo sacro destinato ad un culto. Il Tempio rappresenta infatti l’essenza di quella conoscenza spirituale che una volta acquisita, consente all’uomo “libero e di buoni costumi” di donare nuova luce all’umanità.

 

  Il Tempio è quindi il frutto di un’Arte Sacra, che si realizza nel “Saper Essere” e quindi nel “Saper Fare”, trovando la sua sintesi nell’Essenza Demiurgica che ci appartiene.

Il sentiero iniziatico assume quindi l’espressione simbolica della costruzione del Sacro Tempio dell’Essere, dando voce allo spirito divino che vibra in noi.

In questo percorso, rilevante è il mistero racchiuso nel Rio di York, che trae la sua origine proprio da quelle tradizioni sacre che la sapienza di ‘Eccellenti Maestri’ ha saputo celare, per poi tramandarle di generazione in generazione.

Nel libro: “Rito di York: Storia e Metastoria”, di Tiziano Busca[1], Sommo Sacerdote del Rito di York, si legge: “Uno dei luoghi comuni più abusati parlando del Rito di York è quello che lo descrive come ‘Rito Americano’, mentre invece è più esatto dire che il Rito di York rappresenti la più pura e antica espressione della Massoneria delle origini, frutto di una evoluzione storica durata secoli e che ha avuto l’Europa come cuore. È avvenuto, questo sì, che il Rito trovasse da subito terreno fertile in America al punto che oggi è ritenuto il Rito massonico con maggior numero di aderenti.”

L’anima dello York appartiene ad una antica ritualità che viene indicata come quella degli Ancients, gli Antichi, che assieme ai Moderns, cioè gli speculativi ‘accettati’ sono oggi il seme della moderna massoneria, perdendo ogni riferimento all’esercizio effettivo del mestiere.

“Le ragioni che portarono ad una divisione, nella fase costitutiva di Anderson, tra gli Ancient e Modern era nella natura del principio iniziatico che distingueva la figura del Maestro. Anderson quando costituì la massoneria moderna nel 1717 prevedeva solo due gradi: Apprendista e Compagno, mentre solo nel 1720 introdusse la figura del Maestro, allineandosi alla struttura delle Logge di York.

 

 Tra ‘modern’ e ‘acient’ rimase comunque la profonda differenza: i primi, ancora oggi, lavorano “alla ricerca della parola perduta” che invece negli ancient è costitutiva del percorso del Maestro. (…)

La peculiarità del Rito di York viene testimoniata non solo attraverso la diversa ritualità, ma anche dal possesso della parola e del segreto della conoscenza che, nel Rito di York, avviene già nel grado di Maestro dell’Arco Reale.[2]

Il sentiero di conoscenza del Rito di York trae la sua origine nei misteri contenuti negli antichi testi sacri e soprattutto nella Bibbia. Ogni grado contiene in sé la ricostruzione di vicende bibliche che, assumendo il valore di una “drammatizzazione”, conducono il postulante a varcare il velo spazio-temporale, consentendogli di vivere, nell’intimo della propria essenza, la “metastoria” iniziatica degli antichi costruttori del Tempio di Salomone.

 

La trama espressa nel percorso massonico, e ancor più nel del Rito di York, è incentra infatti sulle vicende del Tempio di Re Salomone, dell’Arca dell’Alleanza e della “Parola Sacra”, perduta e ritrovata: una storia che trova nei simboli e nelle vicende narrate, il senso di un potente mistero iniziatico.

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Più che in altri Riti Massonici, nel Rito di York è preponderante il riferimento all’Ordine Templare, dando seguito a quella avvincente trama legata ai segreti iniziatici celati dal Sommo Sacerdote nella Cripta del Tempio di Re Salomone.

Le ultime tre tappe del Rito di York infatti non sono gradi, come in altri Riti, ma bensì Ordini cavallereschi.

Un percorso rituale che assume la valenza di una vera e propria ierofania, attraverso il progressivo evolversi di un vissuto intimo personale: dall’Ordine della Croce Rossa, all’Ordine dei Cavalieri di Malta, per approdare, infine, avendo compreso il senso della “Parola Sacra del Maestro”, al sacro Ordine dei Cavalieri Templari, come monaci-guerrieri e custodi del segreto nascosto e ritrovato.

Un percorso di Conoscenza che conduce il maestro alla scoperta della Shekinah, la presenza divina della Camera Capitolare del Rito di York, avendo assunto quello stato sacerdotale che consente di accedere al sacro mistero del Sancta Sanctorum del Tempio.

Il Rito di York, nella sua complessità simbolica e rituale, non è certamente l’unica fonte di quella Verità alla quale aspirano gli ‘Uomini liberi e di buoni costumi’, come per altro la Massoneria, a sua volta, non è l’unico sentiero capace di donare ‘Luce’ al ‘Pellegrino’ alla ricerca del Sacro.

La via della Conoscenza appartiene anche a chi sa, con sapienza, “riunire ciò che è sparso”, per poi scoprire che, una volta saliti sulla ‘Montagna Sacra’, ogni sentiero può condurre alla vetta.

E’ indiscutibile che i rituali e i simboli tramandati nel Rito di York, si diramano secondo due principi fondamentali: da un lato la volontà di tramandare un’essenza esoterica, volta alla realizzazione spirituale dell’uomo; dall’altro quella di consegnare ai posteri verità storiche, affinché non cadano nell’oblio di un potere ostile.

Come più volte riportato nei miei scritti: la storia è scritta dai vincitori, sicché ai perdenti non resta che tentare di tramandare la propria verità in modo nascosto.

Nel mondo ebraico era costume che la verità venisse trasmessa da padre in figlio attraverso una cerimonia “iniziatica” chiamata: “Benedizione”, ed è grazie a questa cerimonia, in uso fin dai tempi di Enoc, che alcuni antichi misteri sono giunti fino a noi.

Ci sono infatti momenti della vicenda biblica che assumono un ruolo fondamentale nella ricerca della verità, non solo spirituale, ma anche storica.

Come abbiamo detto, il rito di York esprime non solo i misteri di una storia tramandata, ma anche, e ancor di più, una conoscenza iniziatica espressa dai simboli, dalle parole sacre e di passo che si presentano nelle vari gradi.

Il Mistero della Camera Criptica, contiene infatti il simbolismo della caverna, quale espressione dell’incontro con i nostri demoni: ovvero con il lato più oscuro e impenetrabile dell’anima.

La caverna assume quindi il connotato di ciò che ci opprime e ci spaventa, è immagine dell’oltretomba, del viaggio della psiche nella propria coscienza svelata.

In essa vi alberga il senso della morte: di una fine che appartiene alla nostra incompiutezza materiale, ma capace, se svelata, di rigenerarci in una nuova consapevolezza che tutto comprende.

E’ da quella Cripta, e dai misteri divini, che gelosamente custodisce, che l’uomo trova l’alimento per la propria essenza spirituale e, con esso, le sacre leggi che guidano il cammino iniziatico: al pari di quella manna e di quelle leggi che il Signore concesse a Mosè nel deserto, per poi essere custodite nel sacro scrigno dell’Arca dell’Alleanza.

La potenza della manifestazione divina è però concessa solo al Maestro, al Sacerdote del Tempio, a colui che, attraverso un profondo percorso di Gnosi, ha saputo interpretare le leggi divine, completando la costruzione del proprio Tempio interiore.

Ecco allora il senso del passaggio dallo stato di maestro dalla Camera Criptica, a quello della Camera Capitolare dell’Arco Reale del Rito di York: un percorso che delinea il compimento della maestranza, simbolicamente rappresentato dalla capacità di riconoscere la pietra necessaria al completamento del Tempio del Signore.

La ‘Chiave di Volta’ costituisce infatti il principale elemento simbolico della Camera Capitolare: essa rappresenta la pietra erroneamente scartata dai maestri poiché ritenuta non conforme al progetto per la costruzione del Tempio, una pietra invece che risulterà fondamentale per il completamento dell’Opera.

La ‘Chiave di Volta’ diventa quindi il simbolo di quelle energie ritenute non conformi al giusto divenire dell’anima nel suo viaggio di rigenerazione spirituale, costituendo invece l’elemento portante per la propria realizzazione.

Ciò insegna che nel sentiero iniziatico nulla avviene per caso, e che ogni manifestazione,  per quanto ritenuta negativa, potrebbe avere in sé l’alito del disegno divino, quale elemento necessario per esprime la mirabile potenza divina che è in noi.  (Shekhinah).

La condizione del Maestro dell’Arco Reale corrisponde quindi a quello del Sommo Sacerdote, al Monacòs,  che partecipa dello spirto divino.

 Lo stato di Monacòs appartiene anche a quei Cavalieri che, giunti alla conoscenza del mistero sapientemente celato nella Cripta del Tempio di Re Salomone, attraverso la ‘Benedizione’ iniziatica, hanno ricevuto l’investitura a custodi della potenza espressa dall’Arca dell’Alleanza e dalla “Parola Perduta”.

Questo breve lavoro non può certamente considerarsi esaustivo nell’affrontare l’intima e complessa essenza esoterica del Rito di York, potendo tuttalpiù esprimere il profumo di una parziale interpretazione simbolica.

 Comp. Massimo Agostini.

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